Metti una sera a Milano, dopo il voto di fiducia

“No, siamo delusi e preoccupati, più che altro”, risponde un iscritto, l’avvocato Giovanni Previti (si dice, il caso). “Abbiamo un progetto politico in cui crediamo sul serio, non ci aspettavamo queste defezioni. Capisco Moffa che si è astenuto, è stato più coerente: ma gli altri?”. Ancora non è nato, nelle sale dell’Hotel Minerva di Roma, il Polo della Nazione. di Paola Bacchiddu
12 AGO 20
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Milano, ora di cena, interno dell’Hotel Metro di una ricca via del centro. Le saracinesce sfinite hanno appena chiuso le boutique dello shopping natalizio feriale. Mentre fuori si gela (meno cinque gradi), dentro, il circolo Milano per Gianfranco Fini (cinquanta iscritti) s’arrovella attorno alle macerie fumanti della fiducia al governo, incassata nel pomeriggio in Parlamento.

“No, siamo delusi e preoccupati, più che altro”,
risponde un iscritto, l’avvocato Giovanni Previti (si dice, il caso). “Abbiamo un progetto politico in cui crediamo sul serio, non ci aspettavamo queste defezioni. Capisco Moffa che si è astenuto, è stato più coerente: ma gli altri?”. Ancora non è nato, nelle sale dell’Hotel Minerva di Roma, il Polo della Nazione. “Io sì che sono incazzato con le colombe”, interviene Francesco Terragno, vent’anni non ancora compiuti e responsabile della comunicazione coi media.
“Vabbé, ma lui è giovane, ci sta che sia rabbioso”, lo racconcia il coordinatore del circolo, Stefano Marani, imprenditore, 48 anni.
Questo è l’unico circolo cui la dirigenza abbia già conferito un incarico organizzativo, in vista del primo congresso di Fli a Milano di metà febbraio. La Lombardia ha tremila iscritti per duecento circoli e si colloca prima tra le regioni, a fronte di un bottino nazionale che contra ventinovemila adesioni.

Insomma, dove volete andare lo sapete? “Io sono un nuovo iscritto – risponde Roberto Premazzi, libero professionista, 43 anni – Noi vogliamo un partito moderato, riformista e liberale che guardi agli esempi migliori in Europa: il nostro livello culturale e sociale, in Italia, è arretrato. Occorre uno svecchiamento: penso all’esempio felice di movimenti come il radical middle di matrice anglosassone o all’Ars Industrialis in Francia, l’associazione per una politica industriale delle tecnologie e dello spirito fondata da Bernard Stiegler, o all’American foundation, la fondazione filantropica di Phoenix che si occupa di beneficenza”.

Ma, perdonate, non state volando un po’ troppo in alto? Siamo In Italia. Qui c’è la Lega… “La Lega è un partito di carta! E’ già morto, ideologicamente”, incalza Marani. “Noi vogliamo tradurre in politiche concrete queste ispirazioni alte”, lo interrompe Premazzi. “Non ci interessa strappare quote di consenso alla Lega sul territorio – penso al Nord – giocando al ribasso delle loro strategie su immigrazione, lavoro e case. Dobbiamo abituarci – anche voi giornalisti – a rovesciare il ragionamento: imporre nuove tematiche e soluzioni che siano magneti per attrarre l’adesione e l’elettorato. Prendersi così lo spazio. Fare Futuro e Libertiamo, i think thank di Fli, si muovono già in questo senso. C’è un’area di società civile non ancora militante, pronta ad entrare in un nuovo partito se è questa la materia che lo ispira”.

“Non abbiamo fretta”, corregge il coordinatore Marani. “E’ un processo lungo che va elaborato con cura. Non bisogna entrare nella mentalità che si debba vincere domattina. Chiunque condivida questa sensibilità di ricostruzione è benvenuto, al di là della propria provenienza politica”. “Innanzitutto bisogna cambiare la legge elettorale”, aggiunge Gabriele Melzi. “Io penso a un uninominale secco come in Inghilterra, e via quelle terribili liste bloccate”. L’urgenza di una palingenesi s’appariglia, in realtà, a interiezioni che sfuggono al dialogo, di tanto in tanto, arrugginite sui ferri vecchi di una politica che pare ormai superata: “Boia chi molla; Molti nemici molto onore”, fino alla locuzione del Duce che strappa ancora una risata a tutto il tavolo: “Governare gli italiani non è difficile: è inutile”.

Loro alle promesse del Cav. ci credevano davvero. “Ma poi ci siamo strappati la maschera e abbiamo capito che si trattava di un bluff”. Dopo quindici anni? “Sì”. Qualcuno, al contrario, ci tiene a chiarire le distanze: “Non l’ho mai votato, Berlusconi, mi sono proprio astenuto da quando non esiste più Alleanza Nazionale”.
E adesso che c’è Casini? (richiamo il coordinatore il giorno dopo il nascituro ‘Polo della Nazione’). “Lui è sempre stato coerente – risponde il Marani - Il progetto è quello di fare un movimento politico alternativo a Pdl e Lega, guardando al partito popolare spagnolo e alla cdu tedesca. Un partito moderato che raccolga le istanze modernizzatrici e riformiste. Sia chiaro, ci vorrà molto tempo perché senza il collante ideologico è molto difficile aggregare le persone. Ma per sopravvivere o si cambia la legge elettorale o ci si unisce, come ha detto Buttiglione. Nella nostra prima riunione di maggio si parlava già di un polo Fini-Casini-Montezemolo. Non importa la provenienza politica, ma il progetto”.

di Paola Bacchiddu